Cartilagine Articolare
Le patologie
della
cartilagine articolare sono ancora difficili da trattare
in ambito sportivo e sono spesso causa di abbandono
dell'attività sportiva.
Negli ultimi anni sono state messe a punto nuove tecniche
chirurgiche di intervento, che utilizzano l'impianto di cellule
cartilaginee (condrociti) "autologhi", cioè coltivati in
laboratorio dopo averli prelevati dal paziente stesso.
COSA È IL TESSUTO CARTILAGINEO? I tessuti cartilaginei sono
connettivi nei quali la sostanza intercellulare è notevolmente
densa, compatta e consistente, tanto da imprigionare al suo
interno le cellule, i fibrociti detti condrociti.
Le cartilagini non sono vascolarizzate, per cui le cellule
possono effettuare i loro scambi metabolici solo per diffusione
attraverso la sostanza extracellulare. A seconda della quantità
di fibre collagene ed elastiche presenti, si distinguono tre
tipi di tessuto cartilagineo: CARTILAGINE IALINA, CARTILAGINE
FIBROSA, CARTILAGINE ELASTICA.
Cartilagine IALINA: bianco – bluastra, è ricca di sostanza
intercellulare in cui sono sparse fibre collagene prive di un
particolare orientamento e la matrice intercellulare si presenta
piuttosto omogenea, anche se diversamente colorabile, di
particolare consistenza per la ricchezza in condroitinsolfato e
acido ialuronico che ne assicura la idratazione. Come tutte le
cartilagini non contiene vasi sanguigni e i processi metabolici
cellulari sono assicurati dalla diffusione dei materiali nella
matrice. Ogni formazione cartilaginea è avvolta dal pericondrio,
una lamina di tessuto connettivo fibrillare denso a fasci
intrecciati riccamente vascolarizzata, che durante il periodo di
accrescimento contiene giovani fibroblasti capaci di
trasformarsi in condroblasti e successivamente in condrociti. La
cartilagine ialina riveste le superfici articolari ossee delle
diartrosi, costituisce le cartilagini costali e lo scheletro
della piramide nasale, della laringe, bronchi e trachea.
Cartilagine FIBROSA: biancastra, priva di pericondrio, ha la
matrice particolarmente ricca di fibre collagene orientate. Può
sopportare grandi sollecitazioni in trazione ed è più "rigida"
rispetto alle altre. Costituisce dischi intervertebrali,
menischi articolari, inserzioni tendinee e il tessuto di unione
delle ossa in tutte le sinfisi.
Cartilagine ELASTICA: giallo - opaca, elastica e flessibile,
presenta una matrice ricchissima di fibre elastiche, che rendono
le strutture cartilaginee pieghevoli e atte a sopportare
sollecitazioni angolari senza rotture. Non subisce
calcificazione se non in rarissime circostanze. Costituisce lo
scheletro del padiglione auricolare, della cartilagine
epiglottide, della tuba di Eustachio. Nello sviluppo post-natale
gran parte dello scheletro è formato da cartilagine che in
seguito, con l'accrescimento, viene sostituita da tessuto osseo.
LESIONI DELLA CARTILAGINE ARTICOLARE.
Le lesioni della cartilagine articolare, post-traumatiche o
degenerative, rappresentano una patologia estremamente comune,
che interessa un gran numero di persone, sportivi e non, e
costituisce la fase iniziale della patologia degenerativa
artrosica. Le lesioni cartilaginee possono essere distinte in:
lesioni condrali (coinvolgono esclusivamente la cartilagine
articolare) lesioni condrali miste (associate ad alterazioni
dell'osso subcondrale, sede di impianto della cartilagine
articolare).
Le LESIONI CARTILAGINEE POST-TRAUMATICHE si verificano in
seguito a traumi diretti o indiretti; sono caratterizzate da
"microfratture" delle trabecole dell'osso subcondrale.
Le LESIONI DEGENERATIVE si manifestano solitamente come
osteoartrosi. Tale patologia interessa tutti i costituenti
dell'articolazione: cartilagine articolare, osso, membrana
sinoviale e capsula articolare. Le prime alterazioni strutturali
consistono nella necrosi della cellule cartilaginee più
superficiali ed in seguito anche della matrice extracellulare.
Tipica di questa fase è l'erosione e la conseguente ulcerazione
della cartilagine, con conseguente "esposizione" dell'osso che
appare più addensato (nei radiogrammi le superfici articolari
sono più bianche rispetto al resto dell'osso). Ciò causa la
formazione di osteofiti e cavità geodiche su entrambi i versanti
articolari. L'Osteoartrosi e l'invecchiamento della cartilagine
si differenziano per il diverso contenuto idrico: l'idratazione
è il primo segno di una progressione irreversibile verso la
degenerazione cartilaginea. Altra differenza è nell'attività
enzimatica degradativa, che appare aumentata nell'artrosi, ma
non nell'invecchiamento della cartilagine. Anche la sedentarietà
e la limitazione del movimento porta a cambiamenti degenerativi,
simili a quelli dell'osteoartrosi. Il condrocito ha bisogno
infatti di continui stimoli meccanici per produrre proteoglicani,
stimoli non solo legati al movimento ma anche all'applicazione
di carichi compressivi graduati. Ecco perché, specialmente dopo
lunghi periodi di inattività o dopo la rimozione di un
apparecchio gessato è indispensabile applicare un carico
ottimale per ottenere una idonea consolidazione ossea ed
iniziare senza rischi la fase seguente di riabilitazione. Nelle
lesioni degenerative, la cartilagine perde le caratteristiche
biologiche: diventa meno elastica e va incontro a progressiva
degenerazione strutturale. La prima manifestazione di sofferenza
cartilaginea è un semplice "rammollimento" della stessa, seguito
da una iniziale interruzione della continuità del piano
cartilagineo e poi da irregolarità sempre più importanti della
superficie articolare, fino alla formazione di una vera e
propria artrosi.
La degenerazione della cartilagine può essere determinata da
fattori meccanici o biologici. Tra i primi : alterazioni
posturali e conseguente non corretto allineamento delle
superfici articolari alterato asse di movimento pregresse
rotture o degenerazioni di strutture complementari (menischi,
legamenti ...) pregresse fratture coinvolgenti il piano
articolare Le lesioni possono localizzarsi in una sola sede
(rotula, femore, piatto tibiale etc.) e vengono definite
monofocali, oppure possono essere plurifocali.
CRITERI DI IDONEITÀ AL TRATTMENTO
SINTOMATOLOGIA E DIAGNOSI
Le lesioni cartilaginee possono essere totalmente asintomatiche
(spesso si osservano casi di grave degenerazione cartilaginea
con sintomatologia dolorosa assente o modestissima) o possono
manifestarsi con dolore (anche con lesioni molto piccole),
versamento, sensazione di blocco o cedimento. Non esistono test
clinici che ci consentono di fare diagnosi di lesione
cartilaginea. La RMN è poco sensisibile soprattutto per lesioni
della sola cartilagine che non coinvolgano l'osso. Solo
recentemente sono stati infatti elaborati nuovi protocolli di
studio della cartilagine mediante RMN che renderanno questo
strumento diagnostico più attendibile. L'artroscopia in questi
casi è fondamentale sia perché consente di evidenziare lesioni
cartilaginee anche molto modeste, sia perché consente di palpare
la cartilagine, saggiandone il grado di resistenza. A questo
proposito è stato ad esempio recentemente introdotto uno
strumento computerizzato in grado di valutare per via
artroscopica la resistenza della cartilagine dei diversi
distretti del ginocchio.
TRATTAMENTO RIABILITATVO: Il soggetto con lesione cartilaginea
deve essere sottoposto ad un programma di terapie fisiche e
riabilitative il cui scopo è la mobilizzazione e il rinforzo
muscolare. La ginnastica posturale, l'allenamento senza carico o
con carico limitato, l'eventuale uso di ortesi plantari
dinamiche possono essere utili a diminuire e modificare lo
stress articolare, diminuendo l'usura delle cartilagini. Le
terapie devono essere effettuate quotidianamente sia in palestra
che, quando possibile, in acqua. Il lavoro attivo di rinforzo
muscolare viene eseguito inizialmente solo con esercizi
contro-resistenza e con tecniche di "facilitazione
neuromuscolare". Gradualmente si aggiungono lavori con elastici,
pesi e macchine di muscolazione. Il lavoro in catena cinetica
chiusa deve iniziare precocemente cercando però di limitare il
movimento negli ultimi gradi di estensione. Quando possibile si
inizia la ginnastica propriocettiva e, progressivamente, il
lavoro aerobico. È essenziale la stimolazione passiva dei
muscoli dell'arto interessato.
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