Osteoporosi
Lo scheletro non solo fornisce il sostegno meccanico al corpo,
ma serve anche come una riserva di minerali, degli ormoni
sistemici regolatori, e dei fattori mediatori infiammatori.
Durante la crescita e la maturazione avvengono nel tessuto osseo
significativi cambiamenti quantitativi e qualitativi.
Recentemente, è anche rivenuto indubbio che la combinazione di
una corretta alimentazione e dell’esercizio fisico produce una
salutare densità ossea nel giovane. Infatti, è chiaro che lo
sviluppo della massa ossea può continuare fino ai 30 anni, e che
quest’ampio sviluppo funge da serbatoio d’osso e di calcio, che
può alleviare una successiva perdita ossea nel corso
dell’invecchiamento un’ampia riserva d’osso diminuisce il
rischio di sviluppare l’osteoporosi.
L’osteoporosi è una malattia ossea caratterizzata da una
riduzione del tessuto osseo relativamente al volume dell’osso
anatomico che aumenta la possibilità di frattura. L’osteoporosi
fa aumentare il rischio di frattura, non causare la frattura. Il
rischio di frattura aumenta al diminuire della densità
dell’osso. Lo scheletro è composto di una componente minerale,
l’idrossipatite di calcio (60%), e di materiale organico,
principalmente il collagene (40%). Nell’osteoporosi, l’osso è di
dimensioni normali ma contiene meno tessuto osseo senza un
cambiamento nel rapporto tra la componente minerale e il
materiale organico.
L’osteoporosi può essere localizzata solamente in alcuni
segmenti ossei o colpire in misura maggiore o minore parti dello
scheletro nella sua interezza, in quest’ultimo caso ci potremmo
trovare di fronte ad un’osteoporosi giovanile che colpisce i
bambini e gli adolescenti di entrambi i sessi o l’osteoporosi
involutiva che colpisce le donne pre-menopausa (tipo I o
primaria), e gli individui sopra i 70 anni d’età (tipo II o
senile).
Tra le principali determinanti dell’osteoporosi troviamo il
livello della massa ossea
raggiunto alla maturità scheletrica (intorno ai 30 anni), e la
successiva velocità di
perdita.
Studi sponsorizzati dalla NASA sul riposo forzato a letto hanno
mostrato che il calcio e i minerali dell’osso vengono
costantemente persi per tutto il in cui un soggetto è sottoposto
ha immobilità. Quando però viene ristabilita la mobilità, il
ripristino dei componenti dell’osso è molto più lento del
precedente tasso di perdita ossea. L’esercizio fisico è di un
importanza vitale nell’aumentare la formazione ossea, poiché sia
la contrazione muscolare sia la gravità applicano forze alle
ossa che influenzano la struttura e l’integrità ossea . Quando
un osso viene posto sotto stress, converte energia meccanica in
energia elettrica, un processo che attiva le celle deputate alla
formazione ossea nell’area dove avviene lo stress e aumenta i
livelli di calcio. La maggior parte dei ricercatori che hanno
utilizzato un metodo di ricerca trasversale hanno mostrato che
il contenuto di minerali dell’osso è superiore nei gruppi di
soggetti anziani che si allenano rispetto ai sedentari. Anche in
donne molto anziane, un programma di allenamento di 30 minuti al
giorno per tre giorni la settimana, protratto per tre anni, ha
dato come risultato un incremento nel contenuto minerale
dell’osso di 2,29%, nello stesso tempo, il gruppo di controllo
delle sedentarie ha perso il 3,28% dei minerali ossei.
Alcuni ricercatori che hanno utilizzato un allenamento blando
non hanno trovato un ritardo nella diminuzione ossea, perché
l’esercizio deve far in modo che sull’osso gravi un certo
carico. Inoltre, l’ipotesi che l’esercizio deve comprendere un
carico è avallata dal fatto che i nuotatori non presentano
l’aumentata mineralizzazione ossea dei calciatori.
Anche se la relazione tra esercizio fisico e perdita ossea
sembra essere obbligata, è lontana dall’essere chiara e
probabilmente dipende fortemente dallo stato estrogenico e
dall’età.
In uno studio sull’allenamento in aggiunta alla terapia
estrogenica, Notelovitz et al. Hanno trovato che la densità
minerale ossea di donne che si erano allenate con un programma
di forza con resistenza variabile in aggiunta alla terapia era
aumentata di 8,6% mentre quella del gruppo che aveva ricevuto
soltanto la terapia estrogenica non era aumentata
significativamente.
Possiamo dedurre che l’esercizio e lo stato estrogenico
interagiscono visibilmente per la protezione della perdita
ossea, ma deve essere ancora identificato l’esatto meccanismo
che determina questa protezione.
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